Ma fino a quando saremo in grado di andare in Camper? Fino a che avremo la forza di sognarlo…
Vi racconto di una delle coppie più belle che abbia incontrato

Rievoco oggi un ricordo struggente di tanti anni fa. Io e Guido viaggiavamo allora con i nostri amici a quatto zampe, Pisul e Penny. Attratti come sempre dall’Atlantico eravamo finiti in una delle isole francesi sull’oceano, l’Ile de Noirmoutier. Isola di ostriche e sale, battuta dai venti dell’Ovest, piatta, lunga e stretta. Lì le forze della natura la fanno da padrone. Eravamo arrivati come sempre nel campeggio che più in là di cosi ci si può solo imbarcare su un peschereccio. Il campeggio occupava una spianata circondata dal mare, con rari alberi, tutti contorti per la lotta incessante contro il vento. Odore di salino e di paguro imperanti. Tutto intorno le spiagge del nord, che a seconda dell’ora e della marea sono o cortissime e con cavalloni dal metro in su, oppure distese di roccia e pozze d’acqua salata, patria della pesca a piedi. E’ mattino: ricordo ancora le ombre lunghe, mentre preparo la colazione, rigorosamente in camper causa temperature non proprio estive, nonostante il calendario. D’un tratto vedo delle persone armeggiare attorno ad una roulotte. Poco dopo una coppia, indubbiamente di ultraottantenni: lui con un bastone a trepiedi e una gamba un po’ stinca al seguito, lei bianca piccolina e magra, una specie di Olivia in miniatura.Non faccio a tempo a riprendermi dallo stupore di una coppia così attempata in campeggio, che li vedo partire. Camminano a braccetto lungo il vialetto del campeggio, più per la pratica che altro, con quel fare incerto, ma allo stesso tempo deciso di chi sa dove andare e cosa vuole vedere. Arrivati al bordo del campeggio una panchina, sembra messa lì apposta per loro. Si fermano, si siedono e contemplano la immensa distesa di acqua di fronte a loro. Un gesto semplice, ma chiaramente abituale. Restano li un bel momento, poi si alzano, ripartono e piano piano fanno il giro del campeggio fino a ritornare alla loro base. Mi sembravano scappati da una RSA. Poi ci ho pensato bene: che invidia piuttosto che costretti a un giretto in un cortile, loro sono li a vedersi il loro adorato mare. Più tardi una signora di mezza età gli porta da mangiare e loro si godono la brezza del mare e i sussurri del vento mentre fanno la siesta. A sera arriva una macchina da cui scende una coppia, molto probabilmente figlia e genero, pronti a badarli per notte. E la fantasia corre. Chissà cosa facevano questi signori nella vita, chissà quanti figli e quanti nipoti sono passati da quella roulotte. Mi sembra già di vederli entrare e uscire, ogni volta un po’ più grandi, un po’ più vecchi, un po’ più stanchi. Ma sempre lì. Anche in quella occasione non ho avuto cuore di avvicinarli per soddisfare la mia curiosità, vuoi per naturare riserbo, ma ancor più inibita dal mio francese. Ogni tanto mi chiedo se ci siano ancora, se vadano anche quest’anno a respirare un po’ del salmastro dell’atlantico, se i nipoti gli abbiano portato in visita il pronipote appena nato, o se passino il loro tempo a ricordare i tempi andati, come solo i vecchi sanno fare. Anche questa è vita.